Cosa è successo in Grecia dopo la distruzione di Moria?

Cosa è successo dopo la distruzione del campo profughi di Moria sull’isola greca di Lesbo? Nell’undicesima puntata di Historiae ne parliamo con la studiosa e scrittrice Anna Clementi:

“Per capire bene la situazione bisogna fare un piccolo passo indietro, tornado a quanto accaduto a marzo con il  Covid-19. Come noi sappiamo, in Grecia è stato imposto un forte lockdown anche ai campi profughi nelle isole. Quello che è avvenuto è che le persone si sono trovate bloccate all’interno dei campi senza nessun tipo di precauzione e distanziamento sociale. Quindi per diversi mesi, soprattutto gli hotspots delle cinque isole greche principali sono stati sottoposti ad un duro lockdown che è continuato anche a giugno, quando ormai la Grecia aveva aperto le vie per far entrare i turisti. La chiusura dei campi però si è prolungata fino alla fine di agosto e poi con un tempismo perfetto è stato riscontrato nel campo di Moria il primo positivo al Covid-19, alla fine di agosto.”

“Da quel momento le autorità hanno iniziato a fare i test. Questa cosa prima non era avvenuta e quindi le persone non sono state messe in isolamento, si è diffusa la paura all’interno del campo ed è scoppiato l’incendio nella notte di martedì 8 settembre. Si dice che siano stati vari incendi provocati dalle stesse persone del campo, che volevano utilizzare come estremo tentativo politico per andarsene dall’isola quello di bruciare le proprie tende. Da quel momento quasi 13.000 persone si sono ritrovate sfollate e bloccate in un’area di 1-2 chilometri quadrati.”

Per l’intervista completa ascoltate il podcast qui sotto:

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