Bihać, Bosnia ed Erzegovina – Io, mio marito e mia figlia siamo partiti dall’Iran un anno e mezzo fa. Nel mio paese il governo limita la libertà di pensiero ed espressione e blocca ogni iniziativa da parte del popolo che è lasciato alla fame, nonostante le immense risorse di cui dispone grazie al petrolio. – Per questo motivo Y. ha deciso di partire con il marito appena nata la piccola sperando di darle un futuro migliore in un paese europeo.

Rivolgendosi alla compagnia agenzia Majd Aseman, hanno comprato un volo dall’Iran alla Serbia da dove avrebbero avuto accesso ad un passaggio sicuro verso l’Europa grazie ai trafficanti di esseri umani a cui la compagnia li avrebbe affidati sul luogo.
Hanno così aspettato per tre notti nel parco davanti alla stazione dei treni di Belgrado che l’age

nzia si facesse viva. Il quarto giorno sono stati avvicinati da un faccendiere serbo che li ha portati in un appartamento, dove hanno trascorso due giorni aspettando il momento buono per essere trasportati al confine.
Per svariate migliaia di euro a persona, la famiglia di Y. potrà essere scortata da un trafficante nel Game, ovvero il percorso attraverso i boschi tra Bosnia e Croazia per avere poi accesso alla Slovenia e così a tutti i paesi del nord Europa.

Da tre mesi stanno confluendo verso il nord della Bosnia ed Erzegovina tutti i profughi della cosiddetta Rotta Balcanica da Serbia, Grecia, Bulgaria e Montenegro. I motivi sono svariati: la precedente rotta che vedeva la Serbia come il primo paese di accesso all’Europa ora non è più attiva poiché il confine con l’Ungheria è sbarrato dal Muro di Orbàn e i valichi al confine serbo- croato sono famigerati per i pestaggi e i respingimenti della polizia.

Un’altra motivazione è senza dubbio un maggior controllo da parte dei trafficanti su una via non ancora battuta dove i margini di guadagno sono molto alti. Il mercato dei trasbordi in questo periodo è in crescita e un trafficante può chiedere ad un singolo viaggiatore anche 2600 euro per un passaggio fino all’Italia. Chi non può permettersi queste cifre folli proverà a passare i confini percorrendo a piedi più di 230 km.

In questi mesi si è sviluppata una grande concentrazione di migranti nelle località lungo il confine con la Croazia di Bihać e Velika Kladuša. Oggi a Bihać più di 2000 pe

rsone hanno trovato rifugio in un vecchio studentato fatiscente assistite dalla Croce Rossa locale e dall’ONG italiana IPSIA.

L’ex studentato, a pochi km dal centro della cittadina di Bihać, è un edificio circondato da un parco dove decine di tende sono state piantate soprattutto da famiglie con ba

mbini. La struttura pare sventrata in più punti a causa dei lavori mai conclusi precedenti alla guerra. Un grande scalone porta al secondo piano dove persone di origine pakistana e afghana dormono in sacchi a pelo e in tende per ripararsi dall’umidità delle notti bosniache. Non esiste divisione di provenienza: pakistani, indiani e afghani convivono sotto lo stesso tetto ad

 eccezione delle famiglie con bambini che tendono a ricercare zone più appartate.

Salendo lo scheletro di quelle che sarebbero state le scale dell’edificio non si può non notare la mancanza di ringhiere che più di una volta ha rischiato di essere fatale per gli inquilini nell’oscurità della notte. Un altro dettaglio che attira l’attenzione sono gli innumerevoli buchi nei pavimenti che potrebbero essere fatali per chiunque vi metta piede dentro.

Per me il Game è riuscire ad entrare in Europa, rischio ogni cosa per riuscirci, forse partirò domani con un mio amico – ci dice H.

Per lui è il primo Game. Ha solo sentito molti terribili racconti al riguardo, ma sembra intenzionato a farlo. Tra gli inquilini dello studentato di Bihać questa è l’ultima prova, attraversando il confine tra Bosnia e Croazia e successivamente attraversare la Slovenia per dirigersi poi nel cuore dell’Europa.

Come già accadeva sul confine serbo-ungherese la polizia ha adottato protocolli non ufficiali di sistematicità dei respingimenti. La polizia croata riesce agevolmente a intercettare ogni persona che varca il confine tra Bosnia e Croazia grazie alle segnalazioni provenienti soprattutto dai cittadini. Le procedure utilizzate su tutti i confini europei prevedono le seguenti operazioni al momento della cattura: le persone vengono prima perquisite e spogliate, i cellulari e tutti gli apparecchi elettronici in loro possesso vengono frantumati a colpi di scarpone militare o gettati nell’acqua per renderli inservibili. Ogni uomo viene violentemente bastonato e immobilizzato a terra mentre la polizia raccoglie tutti gli averi in possesso dei profughi. Soprattutto da parte della polizia croata i casi di furti sono ampiamente diffusi su tutto il confine.

Vengono successivamente caricati su dei furgoni in attesa del riconoscimento; l’attesa nel retro di questi furgoni varia da 6 a 8 ore senza cibo, acqua e, solo in pochissimi casi, viene permesso di recarsi al bagno. Una volta portati in caserma le persone sono interrogate e gli vengono presi i calchi delle impronte. Una volta terminato questo processo ognuno viene riportato in territorio bosniaco dalla polizia croata, i beni non vengono restituiti e ad ognuno viene spinto a tornare verso Bihać, talvolta ad armi spianate.

Molte associazioni umanitarie ed organizzazioni internazionali come OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ndr.) e UNHCR stanno lavorando sul territorio spalleggiate da agenzie private. Tutti questi enti hanno notevolmente aumentato le assunzioni di nuovi operatori e le risorse economiche, cavalcando l’onda dell’emergenza sul confine bosniaco-croato.

Ad oggi, con l’inverno che avanza, non esiste un piano per il futuro che permetta di trovare una soluzione al collo di bottiglia creatosi nel nord della Bosnia. Dove anzi, rischia

 di ripetersi ciò che successe in Serbia, quando l’apertura di campi su tutto il territorio nazionale non solo destabilizzò ancora il paese ma non creò soluzioni continuative di gestione del flusso di migranti che dal 2015 continua ad infrangersi come un’onda sui confini europei difesi a colpi di manganello.

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